In Persona

L’inizio

Per chi non mi conosce, il mio nome è Ulrike Fleischer e la mia vita finora è una lunga passeggiata – sia geograficamente parlando per i diversi trasferimenti, sia a livello personale dato che una costante della mia vita è il cambiamento. Cresciuta nella pianura del fiume Reno ho fatto le prime significative esperienze lavorative in una agenzia di pubblicità, alla fine degli anni 70 un ambiente stimolante, coniato di un grande spirito di collaborazione fra le varie persone, chi erano responsabile per la creazione delle campagne accattivante e di successo per il cliente. Si lavorava tanto ma ci si divertiva anche. C’era un texter che come freelancer veniva di tanto in tanto e spesso portava con se la chitarra. Per una pausa creativa lui si metteva sulla scrivania per suonare qualche canzone e noi ascoltavamo, oppure cantavamo assieme con lui. Che gioia, felicità e soprattutto libertà personale, anche se poi avremmo lavorato più a lungo. In questo modo il tempo volava e non pesava e l’importante rimaneva aver finito il lavoro nel periodo stabilito. Quello che ci dava leva era la passione per quello che facevamo – ognuno nel suo campo. Si che si poteva dire: vivevamo la vita con passione – non solo nel ambito lavorativo.

Cosi i miei primi passi nell’ambiente di comunicazione e la nascita della mia passione per essa. Quando si presentava a me l’offerta di un’azienda statunitense di far parte del reparto marketing per l’introduzione dei loro spazzolini da denti nel mercato tedesco decidevo di cambiare settore.

Succedeva che poco dopo la stessa azienda entrava nel mercato tedesco con una novità all’epoca: lenti a contatto morbidi. Sempre nel reparto marketing questo diventava il mio campo di azione finché dopo 6 anni decidevo di mettermi in proprio con uno studio di consulenza per ottici.

L’avanzare

Quello che avevo imparato nel giro degli anni – sia dai colleghi sia dai clienti mi ha fornito ‘il retroscena’ per il mio lavoro con gli ottici: procurare a loro una strategia per distinguersi dai concorrenti e amplificare il loro fatturato.  La strategia, o forse meglio, il piano di marketing implicava di trovare insieme il loro punto di forza e di seguito mettere in pratica il tutto attraverso la pubblicità tradizionale ma anche redazionale nei giornali locali. Forse ero a l’epoca la prima che offriva con grande verve e passione questo servizio, rivolta ad una clientela ben precisa. Oggi questo si chiama ‘marketing di nicchia’.

Per alcuni mesi lavoravo bene e potevo allargare il raggio dei miei clienti. Però la mia idea aveva ‘svegliato’ l’associazione dei ottici e loro – con più capacità finanziaria – hanno iniziato di muoversi nel ‘mio mercato di nicchia’.

Essere in grado di dare prezzi più vantaggiosi per i loro associati (e non solo quelli) la mia posizione diventava sempre più debole.

Ma come sempre o spesso nella vita: una porta si chiude ed un’altra si apre. Cosi succedeva anche a me. Un bel giorno mi chiamava un’agenzia di pubblicità che necessitava una persona per un loro servizio nuovo: Relazioni Pubbliche. Perché avevano visto qualche mia pubblicazione e mi avevano chiesto se volessi seguire quel compito. Cioè scrivere testi per i media e naturalmente stare in contatto con loro.

L’idea a me piaceva e cosi era nata un’altra sfida, dato che i clienti venivano da settori a me totalmente ignoti: macchinari tecnici, arredamento per la gastronomia, birreria e prodotti sulla base di erbe medicinali. Un bel caleidoscopio. Però accettavo quest’offerta e mi mettevo alla macchina da scrivere.

In più organizzavo incontri con alcuni leader dei settori per creare l’effetto sinergia e capire dove il tempo avrebbe portato le singole attività. Questo più che altro nel ambiente gastronomia/birreria.

Il mio raggio si allargava – adesso un nuovo tipo di cliente, sempre nel ambito relazioni pubbliche, un’assicurazione con un prodotto assolutamente innovativo all’inizio degli anni 90 perché si rivolgeva ad un target ben definito come per esempio i musicisti con esigenze diverse di un gioielliere.

Per me la cosa più bella era di vedere sempre cose diverse e nuove. Lavorare come libero professionista per me significava di entrare in offici diversi con clienti e compiti diversi. Una idea di qua, un’altra di là portavano con se punti di vista diversi che influivano il mio lavoro quotidiano.  Anche se lavoravo per conto proprio non mi mancava mai un interlocutore per uno scambio delle idee o la possibilità di ascoltare altri e prendere da loro qualche stimolo per il mio lavoro.

Tutto questo però finì quando il mio marito si ammalò seriamente. La sua azienda fabbricava tende per il campeggio e decisi di andare avanti con essa anche dopo la sua morte.

Per me una nuova sfida: come imprenditore essere responsabile anche per il personale, sceglierla, motivarla e fare del tutto per avere un bel gruppo omogeneo per proseguire con questa piccola azienda artigianale dove fino alla sua morte il mio marito svolgeva tante cose da solo – soprattutto la parte tecnico/artigianale che io non ero in grado di eseguire. In più dovevo capire che non va bene se una donna capisce il mestiere teoreticamente ed è in grado di raccogliere il desiderio del cliente mentre un’altra persona al banco per tagliare i vari tessuti doveva eseguire quello che dicevo io.  Questa discrepanza culminava dopo qualche anno nella chiusura dell’azienda.

Cominciare da zero

Essendo cosi libera decisi di realizzare il mio sogno: vivere in Italia perché tanti anni prima mi ero innamorata di questo paese ed i suoi abitanti. Devo ammettere che i primi anni all’inizio di 2000 non erano facile per un semplice motivo – ero arrivata con il mio modo di pensare/agire oltre che le abitudine per la gestione della vita quotidiana. In un colpo mi sono resa conto che tutto questo qui non vale tanto per la sopravvivenza, particolarmente professionale. Il marketing a l’epoca in Italia era quasi sconosciuto. Di conseguenza la mia idea di dare quel servizio a piccole/medie imprese che hanno a che fare con la Germania non cadeva su un terreno ferace.

A me non si offrivano tante possibilità per lavorare – sapevo perfettamente la lingua tedesca però le mie conoscenze della lingua italiana a quell’epoca erano piuttosto rudimentale. Ciò nonostante doveva lavorare – niente vita alla ‘Vedova Allegra’. Cosi iniziava la mia vita come insegnante per il tedesco e traduttrice.

Nel giro di tutti quei anni non ho mai smesso di interessarmi ed educarmi privatamente sia sulla nutrizione per quanto riguarda gli integratori alimentare e sostanze più all’avanguardia cosi come lo sviluppo personale. Adesso sento il forte desiderio di condividere le mie esperienze e pensieri con like minded uomini. Non hanno importanza istruzioni – come si fa o come si comporta. Basta di applicare quello che si sa!

Vorrei dare una spinta a coloro che sentono dentro di se quella voce che sussurra ‘posso fare anche qualche cosa in più – ma cosa? Ho una idea ma non so come realizzarla.’ Con la mia offerta mi rivolgo a tutti gli uomini che amano essere di sostegno, che sanno oppure hanno capito che attraverso una comunicazione fra like-minded individui si stimola non solo i propri pensieri ma anche quelli degli altri. Offro la possibilità ad un gruppo di max. 6 uomini (maschile e/o femminile) che sono disposte e che si sentono ispirate di incontrarsi una volta al mese per discutere le proprie idee e come sviluppare quei primi pensieri ad un frutto meraviglioso. Discutiamo insieme e vedremo come possiamo creare lo sfondamento l’uno per l’altro.

Quest’è la nascita del blog

U. Fleischer_1

 

 

 

 

 

 

 

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